È un anno che ormai lavoro in smart working, con orari spesso massacranti ma almeno non devo sobbarcarmi ore di traffico per andare al lavoro. Soffro di cefalea da sempre e pensavo che stare a casa mi avrebbe aiutata. Ma non è cosi. Cosa posso fare?
Anna, Frascati
Il mio primo consiglio, per le persone che sono in smart working è di fare delle pause. Trasportando il terminale dall’ufficio a casa, spesso aumentano le ore di lavoro, ma non diminuiscono impegno e concentrazione E per pausa non intendo cucinare, aprire FB o rispondere a email personali. Significa, staccare la spina. Alzarsi in piedi, sgranchirsi le gambe e, se possibile, uscire di casa. Bastano poche centinaia di metri per distendere la muscolatura e la mente.
Lo smart working purtroppo, se da un lato ci risparmia ore di traffico – nelle grandi città questo è un grande problema – dall’altro ci impedisce di uscire. Il lavoro è socializzazione, rapporto con i colleghi, la possibilità di chiedere aiuto per risolvere un problema. L’essere da soli e decontestualizzati a casa può avere un impatto psicologico negativo che può causare delle ripercussioni importanti anche sul mal di testa. E poi, diciamolo francamente, uscire fuori di casa per lavorare significa letteralmente uscire fuori.
Inoltre consiglio di bere. La disidratazione è una concausa importante di violenti attacchi di emicrania. Quindi bere spesso acqua, al limite una tisana fatta in casa, anche fredda ed evitare bevande gassate piene di zuccheri. Altro consiglio importante è l’igiene di vita. L’emicranico deve essere metodico. È importante quindi non stravolgere i propri bioritmi.

