Chirurgia della colonna vertebrale
Grandi progressi nella chirurgia della colonna vertebrale con procedure mini-invasive percutanee. ma la prevenzione resta fondamentale
La parola al Dott. Gilberto Grossi, neurochirurgo del Gruppo INI
“Le nuove tecnologie ci consentono oggi di effettuare interventi alla colonna vertebrale, fino a qualche anno fa impensabili, con il microscopio e strumenti a fibra ottica, con un approccio mini-invasivo percutaneo – afferma Gilberto Grossi, neurochirurgo del Gruppo INI – Importante però resta la prevenzione, sottoponendosi a visite specialistiche quando i sintomi della lombalgia, delle sciatiche, dei dolori cervicali e altre patologie cominciano a manifestarsi e a ripetersi nel tempo: non si deve andare dal neurochirurgo solo per essere operati, ma anche per evitare che ciò avvenga”.
Nell’ambito della chirurgia della schiena, vero punto di forza “è l’essere riusciti in questi anni – prosegue Grossi – a specializzarci nelle tecniche meno invasive percutanee, ovvero sotto la cute. Molti interventi fino a pochi anni fa si effettuavano mediante dei grossi accessi chirurgici. Oggi, a parità di risultato, si effettuano piccoli interventi chirurgici, in alcuni casi addirittura con anestesia locale, con conseguente abbattimento dei tempi di degenza e veloce recupero della funzionalità del paziente”.
Anche nel caso degli interventi impegnativi come le artrodesi vertebrali o le ernie al disco, prosegue Grossi, “grazie alla minimizzazione dell’accesso e della perdita di sangue, in virtù della breve durata dell’intervento, già dal giorno successivo i pazienti vengono immobilizzati con il busto e avviati alla fisioterapia. Per quanto riguarda nello specifico il trattamento della lombalgia, grazie a tecniche endoscopiche, ovvero con interventi di pulizia delle articolazioni, evitiamo interventi di ben maggiore impatto”. Nelle strutture sanitarie del Gruppo INI, inoltre, altro fondamentale punto di forza è il fatto di poter contare su centri di radiologia all’avanguardia, fattore estremamente importante nella fase della diagnosi preoperatoria.
Infine la prevenzione: “con soddisfazione – conclude Grossi – abbiamo constatato che cresce il numero di pazienti che vengono a farsi visitare precocemente, e non già quando sono in condizioni critiche”.
Si sta sempre più diffondendo quindi la cultura della prevenzione: chiedere il consulto di uno specialista già dai primi sintomi e non quando la patologia è già grave.
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