La bocca specchio della longevità: perché la salute orale aiuta a vivere meglio e più a lungo
Ne abbiamo parlato con il Dott. Michele Basilicata, responsabile scientifico per l’odontoiatria del Gruppo INI e docente a contratto di odontostomatologia presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata.
Dott. Basilicata, sappiamo che le gengive possono raccontarci molto sullo stato di salute del cuore, del cervello e dell’intero organismo. La longevità passa davvero dalla bocca?
Assolutamente sì. Per molti anni la salute orale è stata considerata un ambito separato rispetto alla medicina generale. Oggi, invece, le evidenze scientifiche dimostrano che la bocca è strettamente connessa al benessere dell’intero organismo. Quando parliamo di longevità non dobbiamo limitarci al numero degli anni vissuti, ma considerare soprattutto la qualità della vita, l’autonomia e il mantenimento delle funzioni fisiche e cognitive. In questo scenario la salute orale assume un ruolo centrale. Una bocca sana contribuisce a una corretta alimentazione, riduce i processi infiammatori cronici e favorisce il benessere psicologico e relazionale della persona.
L’Italia è uno dei Paesi più longevi al mondo. Quali sfide pone questo fenomeno al sistema sanitario?
L’allungamento dell’aspettativa di vita rappresenta una straordinaria conquista della medicina moderna, ma pone nuove sfide assistenziali. Oggi assistiamo a una crescita costante della popolazione anziana e, parallelamente, delle patologie croniche legate all’invecchiamento. Per questo motivo è fondamentale promuovere strategie di prevenzione che accompagnino il cittadino lungo tutto l’arco della vita. La salute orale deve essere considerata parte integrante di questi percorsi, perché può influenzare in modo significativo lo stato di salute generale e la qualità dell’invecchiamento.
Negli ultimi anni si è parlato molto del rapporto tra salute orale e malattie sistemiche. Cosa ci dice la ricerca scientifica?
La ricerca ha compiuto enormi passi avanti. Oggi sappiamo che la parodontite, una delle principali malattie infiammatorie croniche del cavo orale, è associata a un aumento del rischio di patologie cardiovascolari, diabete mellito, insufficienza renale cronica, sindrome metabolica e alcune malattie respiratorie. L’infiammazione cronica che interessa i tessuti di supporto del dente può generare mediatori biologici che entrano nel circolo sanguigno e contribuiscono a processi infiammatori sistemici. Questo non significa che la parodontite sia la causa unica di tali malattie, ma certamente rappresenta un importante fattore di rischio modificabile.
Esiste quindi un legame concreto tra salute orale e longevità?
Senza dubbio. La longevità moderna coincide con il concetto di “healthy aging”, cioè invecchiamento in salute. Conservare denti e gengive sani significa mantenere una funzione masticatoria efficiente, elemento essenziale per una corretta nutrizione. Gli anziani che presentano una grave perdita dentale tendono più frequentemente a modificare le proprie abitudini alimentari, riducendo il consumo di alimenti fondamentali come frutta, verdura e proteine. Questo può favorire malnutrizione, perdita di massa muscolare e fragilità, condizioni che incidono direttamente sulla qualità e sull’aspettativa di vita.
Alcuni studi suggeriscono una relazione tra malattie gengivali e declino cognitivo. Si tratta di una correlazione reale?
È uno dei temi più interessanti della ricerca contemporanea. Negli ultimi anni numerosi studi hanno evidenziato una possibile associazione tra infiammazione parodontale cronica e deterioramento cognitivo. Sebbene siano necessari ulteriori approfondimenti per definire con precisione i meccanismi biologici coinvolti, emerge con sempre maggiore evidenza il ruolo dell’infiammazione sistemica nei processi neurodegenerativi. Questo rafforza l’importanza di un approccio preventivo e multidisciplinare alla salute, in cui anche l’odontoiatria contribuisce alla tutela delle funzioni cognitive.
Quanto incide la perdita dei denti sulla qualità della vita delle persone anziane?
Incide moltissimo. I denti non servono soltanto a masticare. Sono fondamentali per parlare correttamente, sorridere, relazionarsi con gli altri e mantenere una buona autostima. La perdita degli elementi dentari può compromettere la socialità, favorire l’isolamento e influenzare negativamente il benessere psicologico. Inoltre, una ridotta capacità masticatoria può determinare squilibri nutrizionali che diventano particolarmente rilevanti nelle età più avanzate.
Quali sono gli errori più frequenti che osserva nei pazienti?
L’errore principale è pensare che la perdita dei denti sia una conseguenza inevitabile dell’invecchiamento. Non è così. Oggi disponiamo di strumenti preventivi e terapeutici che consentono di mantenere una buona salute orale per tutta la vita. Un altro errore è trascurare i controlli periodici dopo una certa età. In realtà proprio gli anziani dovrebbero essere monitorati con maggiore attenzione, soprattutto quando assumono più farmaci o presentano patologie croniche.
Che ruolo svolge la prevenzione nel percorso verso una longevità sana?
La prevenzione rappresenta il vero investimento sulla salute futura. Una corretta igiene orale domiciliare, visite periodiche, sedute professionali di igiene dentale, alimentazione equilibrata e abolizione del fumo sono strumenti semplici ma estremamente efficaci. Intervenire precocemente significa evitare l’evoluzione di molte patologie e ridurre il peso delle malattie croniche nel corso degli anni.
Le nuove tecnologie stanno cambiando il modo di fare odontoiatria?
Profondamente. L’odontoiatria moderna dispone di tecnologie che fino a pochi anni fa sembravano impensabili. Diagnostica digitale tridimensionale, intelligenza artificiale, scanner intraorali, biomarcatori salivari e protocolli personalizzati consentono diagnosi sempre più precoci e trattamenti meno invasivi. Il futuro sarà sempre più orientato verso una medicina predittiva, capace di identificare i fattori di rischio prima che si trasformino in malattia.
In che modo l’odontoiatria può integrarsi con la medicina della longevità?
La medicina della longevità si fonda su un principio fondamentale: prevenire anziché curare. In questo modello la salute orale non può più essere considerata separatamente dal resto dell’organismo. L’odontoiatra deve dialogare con cardiologi, nefrologi, diabetologi, geriatri, neurologi e medici di medicina generale per costruire percorsi assistenziali integrati. La bocca rappresenta una finestra privilegiata sulla salute generale e può offrire informazioni preziose sullo stato dell’organismo.
Quale dovrebbe essere il ruolo delle istituzioni sanitarie?
È necessario promuovere una maggiore cultura della prevenzione e una più stretta integrazione tra odontoiatria e sanità pubblica e privata. Investire nella salute orale significa investire nella salute generale della popolazione. Una diagnosi precoce e un adeguato programma preventivo consentono non solo di migliorare la qualità della vita dei cittadini, ma anche di ridurre nel lungo periodo i costi sanitari legati alle malattie croniche.
Guardando al futuro, quale sarà il contributo dell’odontoiatria alla medicina della longevità?
L’odontoiatria sarà sempre più protagonista. Le nuove conoscenze scientifiche stanno dimostrando che la salute orale rappresenta uno degli indicatori più importanti dello stato di salute complessivo della persona. Nei prossimi anni assisteremo a una crescente integrazione tra odontoiatria, medicina preventiva e medicina della longevità. La sfida non sarà soltanto aggiungere anni alla vita, ma aggiungere salute agli anni.
In una frase, qual è il messaggio che desidera lasciare ai lettori?
Prendersi cura della propria bocca significa prendersi cura del proprio futuro: un sorriso sano non è soltanto un valore estetico, ma uno degli strumenti più efficaci per vivere più a lungo, in salute e con una migliore qualità della vita.
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