Protesi di anca e ginocchio: tecnologia e tecniche mininvasive per costruire un intervento sempre più personalizzato
All’INI Grottaferrata un ambulatorio dedicato alla chirurgia protesica robotizzata del ginocchio e alla chirurgia mininvasiva dell’anca. Il Dott. Alessandro Marconi spiega come stanno cambiando gli interventi e perché la valutazione del singolo paziente rimane centrale.
Dolore persistente, difficoltà nel camminare, rigidità articolare e una progressiva riduzione della mobilità sono alcuni dei problemi che possono accompagnare le patologie degenerative dell’anca e del ginocchio e incidere profondamente sulla qualità della vita.
All’INI Grottaferrata, nel cuore dei Castelli Romani, è attivo un Ambulatorio di Chirurgia Protesica Robotizzata e Mininvasiva, nell’ambito della UOC di Ortopedia e Traumatologia diretta dal Dott. Alessandro Marconi. Un servizio rivolto in particolare ai pazienti con artrosi e patologie degenerative che necessitano di valutare un eventuale intervento di protesi di ginocchio.
Con il Dott. Marconi approfondiamo le nuove possibilità offerte dalla chirurgia robotizzata per il ginocchio e dalla tecnica mininvasiva ad accesso anteriore per l’anca e soprattutto l’attività di questo particolare ambulatorio che valuta la possibilità del paziente di essere operato con queste tecniche.
Dottor Marconi, quando un dolore all’anca o al ginocchio dovrebbe portarci a chiedere una valutazione specialistica?
Quando il dolore diventa persistente e comincia a condizionare concretamente la vita quotidiana è opportuno approfondirne le cause. Penso, per esempio, alla difficoltà nel camminare, nel salire o scendere le scale, alla rigidità articolare oppure alla progressiva riduzione della mobilità. Un altro segnale importante è rappresentato da un dolore che inizia a limitare il lavoro, lo sport o anche le normali attività di tutti i giorni. In presenza di un’artrosi già diagnosticata o quando trattamenti come terapia farmacologica, fisioterapia o infiltrazioni non hanno prodotto un beneficio sufficiente, una valutazione ortopedica può servire a capire quale percorso sia più appropriato.
Perché un nuovo ambulatorio di ortopedia? perchè questa necessità?
È un percorso aggiuntivo al servizio di chirurgia ortopedica, che indirizza correttamente il paziente che è già in parte inquadrato nella patologia. Questo ambulatorio integra il servizio di ortopedia già attivo all’INI Grottaferrata e, con l’inserimento del robot Velys, si rende necessario un percorso ambulatoriale pre intervento per il corretto inquadramento del paziente. Mi spiego: il percorso che indirizza a un intervento con chirurgia robotica necessità di un approfondimento particolare e specifico. Sono pazienti per i quali l’indicazione chirurgica è già piuttosto delineata. Per questo intendiamo dedicare a questi pazienti un ambulatorio dedicato.
Per il ginocchio oggi avete a disposizione la chirurgia protesica robotizzata. Che cosa cambia rispetto alla chirurgia tradizionale?
La tecnologia robotica rappresenta uno strumento di supporto molto importante per il chirurgo. Ci permette di lavorare sulla pianificazione dell’intervento tenendo conto delle caratteristiche anatomiche specifiche del singolo paziente, dell’allineamento dell’arto e dell’equilibrio dei legamenti. Durante la procedura fornisce informazioni che aiutano il chirurgo nel corretto posizionamento delle componenti protesiche. Il concetto fondamentale è quello della personalizzazione: non consideriamo soltanto una protesi, ma quella protesi all’interno dell’anatomia e delle caratteristiche di quella specifica persona.
È quindi il robot a eseguire l’intervento?
Assolutamente no. È importante chiarire questo punto perché parlare di chirurgia robotica può generare qualche equivoco. Il robot non sostituisce il medico e non prende autonomamente decisioni chirurgiche. È uno strumento di precisione messo a disposizione del chirurgo. L’esperienza, le competenze e le decisioni dello specialista restano centrali durante tutto l’intervento. La tecnologia ci permette però di disporre di informazioni aggiuntive e di tradurre con grande precisione la pianificazione chirurgica.
Il vero vantaggio è quindi la possibilità di personalizzare maggiormente l’intervento?
Esattamente. Ogni ginocchio presenta caratteristiche anatomiche proprie. L’obiettivo è pianificare ed eseguire l’intervento tenendo conto, per quanto possibile, di queste specificità e delle condizioni articolari del paziente. La tecnologia diventa quindi uno strumento che affianca l’esperienza del chirurgo nella ricerca di un trattamento sempre più individualizzato.
Per l’anca, invece, avete scelto la chirurgia mininvasiva con accesso anteriore. Di cosa si tratta?
È una tecnica che permette di raggiungere l’articolazione dell’anca attraverso un piano anatomico che tende a rispettare maggiormente i muscoli e i tessuti circostanti. L’obiettivo è limitare il trauma chirurgico rispetto ad alcuni accessi tradizionali. Quando le condizioni cliniche del paziente lo consentono, questo approccio può favorire una ripresa funzionale più rapida e un ritorno precoce alle normali attività quotidiane.
La tecnica mininvasiva può essere utilizzata su tutti i pazienti che devono sottoporsi a una protesi d’anca?
Non necessariamente. Anche in questo caso il punto centrale è la corretta indicazione. La tecnica chirurgica non deve essere scelta a priori ma sulla base delle caratteristiche del paziente. Prima dell’intervento è quindi necessaria un’attenta valutazione clinica, funzionale e diagnostica. È per questo che si rende necessario questo ambulatorio.
Possiamo dire che la chirurgia protesica si sta spostando sempre di più verso una medicina personalizzata?
È questa la direzione. L’innovazione tecnologica ha un valore reale quando viene integrata con l’esperienza specialistica e con una corretta selezione del paziente. Nel ginocchio la robotica ci aiuta nella pianificazione e nell’esecuzione dell’intervento; nell’anca le tecniche mininvasive possono consentirci, nei pazienti appropriati, di limitare il trauma chirurgico. Ma al centro rimane sempre la persona e la scelta della soluzione più adatta alle sue caratteristiche.
Qual è, alla fine, l’obiettivo di un percorso di chirurgia protesica?
Il risultato a cui puntiamo è restituire al paziente mobilità e autonomia, ridurre il dolore e permettergli di recuperare una migliore qualità della vita. La tecnologia e le tecniche chirurgiche sono strumenti importanti per raggiungere questo obiettivo, ma devono inserirsi in un percorso che parte dall’ascolto del paziente, passa attraverso una corretta indicazione e prosegue con un programma terapeutico e di recupero costruito sulle esigenze individuali.
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