Perché in ospedale si perde muscolo (e come evitarlo)
Lo abbiamo domandato al dott. Riccardo Monaco, Responsabile Servizio di Dietologia e Nutrizione Clinica di INI Grottaferrata
Quando una persona viene ricoverata, soprattutto se costretta a letto, il corpo cambia in fretta. Bastano pochi giorni senza muoversi per perdere massa muscolare: nei giovani sani si parla di mezzo punto percentuale al giorno, nei pazienti critici anche tre volte tanto. In una settimana un paziente fragile può già mostrare gambe più sottili, meno forza, più difficoltà nei movimenti. Questo significa meno autonomia, più complicazioni, recuperi più lenti e, nei casi peggiori, maggior rischio di mortalità.
Da cosa dipende questa perdita? Le cause principali sono tre:
- Poca attività fisica: il muscolo si “spegne” se non viene usato.
- Alimentazione ridotta: in ospedale spesso si mangia meno, sia per mancanza di appetito sia per difficoltà cliniche.
- Infiammazione: nei pazienti critici il corpo consuma proteine per rispondere allo stress della malattia.
Il risultato è un circolo vizioso: meno movimento → meno sintesi proteica → più perdita di muscolo.
Cosa si può fare
- Energia e proteine: anche in ospedale serve nutrirsi in modo adeguato. Non si parla di grandi quantità, ma di qualità: circa 25-30 calorie per chilo di peso al giorno, e almeno 1-1,5 grammi di proteine per chilo. Significa che una persona di 70 kg dovrebbe assumere 70-100 grammi di proteine al giorno, distribuite nei pasti.
- Attività fisica: non parliamo di palestra, ma di piccoli gesti quotidiani: alzarsi dal letto, camminare fino al bagno, sedersi in poltrona. Questi movimenti aiutano il muscolo a restare “sensibile” al cibo e alle proteine.
- Tecnologie di supporto: per chi non può muoversi, esistono sistemi come la stimolazione elettrica dei muscoli (NMES) che li mantengono attivi anche senza sforzo volontario.
- Prepararsi prima: chi deve affrontare un intervento programmato dovrebbe arrivarci con più muscolo possibile. Un po’ di esercizio mirato e una dieta personalizzata con il giusto apporto proteico insieme ad un integratore di aminoacidi essenziali, nelle settimane precedenti possono fare la differenza: è la cosiddetta prehabilitation.
Come monitorariamo la situazione
Non basta guardare il peso. In ospedale si usano strumenti semplici ma efficaci:
- Test della stretta di mano (handgrip): meno forza = rischio più alto di sarcopenia.
- Bioimpedenza (BIVA): valuta la composizione corporea, distinguendo massa muscolare da acqua.
- Esami del sangue come albumina e prealbumina: danno un’idea delle riserve proteiche (anche se influenzate dall’infiammazione).
Esempio pratico
Immaginiamo un paziente anziano, fragile, ricoverato dopo una caduta. Se mangia poco e resta a letto, in 10 giorni rischia di perdere buona parte della sua autonomia. Se invece viene seguito da un team di professionisti che garantisce una dieta personalizzata, piccoli spostamenti quotidiani e monitoraggio con test semplici, il recupero sarà più rapido e la qualità della vita molto migliore.
La perdita muscolare in ospedale non è inevitabile. Con il giusto mix di alimentazione, movimento e monitoraggio si può prevenire gran parte del danno. È un lavoro di squadra: pazienti, familiari, nutrizionisti, medici e fisioterapisti. Ogni grammo di muscolo salvato oggi è un passo in più verso un domani di autonomia e benessere.
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